Di fronte all’arte si prova un senso di magia. Un senso di magica alchimia è ciò che si prova di fronte ad un’opera di Riccardo Messina. Dai corpi sinuosi dei suoi nudi, irradiati dalla luce che li fa emergere da un buio ancestrale ed evocativo, ai muri segnati dal tempo e lambiti da dolci ombre: tutte le sue opere emanano un’armonia impalpabile ma avvolgente. È una sensazione che non è dovuta solo alla semplice fattura pittorica, anzi la trascende: la tecnica è impeccabile, ma il mero aspetto fotografico non è la caratteristica principale dei suoi lavori. L’artista va oltre, e riesce a farci percepire ben di più, la rapita bellezza delle cose più banali e quotidiane: le macchine di un parcheggio, un muro di cortile, il fusto di una pianta.

        Lo splendore che ogni cosa possiede in se stessa: questo è il messaggio dell’artista. La nostra percezione personale non deve fermarsi all’impressione immediata, ma scavalcarla, per andare oltre e raccogliere i tesori che il pittore ha saputo disporre sulla tela per noi. In un certo senso dobbiamo entrare nell'immagine ed esplorarla da dentro.

        Ogni opera di Riccardo Messina è una visione: lui traduce in immagini le sue emozioni e con i suoi quadri ce ne fa dono.

Rocco Pantaleo

  

        Per Riccardo Messina la pittura ha sempre rappresentato un’istanza creativa. Fin dai primi approcci con il pennello, avvenuta in giovane età, essa è stata un mezzo per esprimersi e realizzarsi. La pittura è da sempre intesa come esigenza vitale importante, un elemento senza il quale il completamento creativo personale avrebbe probabilmente assunto caratteristiche incomplete e improprie.

        Le prime esperienze tecniche conoscitive vedono la pittura ad olio, la tempera, l’acquerello, l’ecoline, le matite colorate, i pastelli come i luoghi della sperimentazione e della ricerca, fino a che, essendosi completamente impadronito del mezzo, la pittura è divenuta un atteggiamento intrinseco della personalità dell’artista, inscindibile e passionale.

        È propio la sensazione di perfezione, il virtuosismo tecnico, la sicurezza formale a determinare le prime opere di Messina: due quadri raffiguranti modelle nude, ritratte con canoni compositivi iperrealisti, in cui lo sfondo è annullato dal nero totale che avvolge e descrive la figura in campo. In questi due lavori la sensazione di corporalità è preponderante e la folgorante veridicità con cui la pelle è trattata rende un senso di estrema fisicità. Appurata, accertata e considerata la capacità tecnica e assimilata la padronanza della pittura, l’autore muove un diverso approccio con l’immagine. Nel terzo nudo femminile (in ordine cronologico), Messina privilegia la posizione della modella, la pittura diviene più evanescente ma l’immagine “fuoriesce” dalla tela, l’effetto tridimensionale diviene un elemento ulteriore rispetto alla mera rappresentazione del soggetto stesso.

        Successivamente l’artista abbandona la figura umana per dedicarsi interamente allo studio del paesaggio, o meglio dei dettagli e degli elementi di un contesto che concorrono all’elaborazione di un’atmosfera, di un clima, una situazione intimista ed autobiografica che descrive spesso senzazioni interiori. Un aspetto interessante, presente in tutti i lavori successivi, è quello del forte senso di mediterraneità: l’artista all’età di quindici anni si trasferisce con la famiglia in Sicilia, dove scopre un universo nuovo e caro. Repentinamente la sua attenzione sensoriale e percettiva è attratta da sensazioni ancestrali e ataviche, un ritrovarsi con i paesaggi, la luminosità enfatizzata, - elemento determinante nella fattura pittorica - ricercata nei dettagli, nei particolari degli elementi presenti in quella che è stata la culla “della civiltà”.

        Nelle due emblematiche opere Vita e Agave, il significato dell’esistenza è simboleggiato dal tronco affusolato di un albero, che, con la sua propensione verso l’alto, è atto ad esprimere un continuum biologico e esperienziale, una sorta di passaggio obbligato ed auspicato, di crescita di percorso. Quest’ultima istanza è ben espletata nell’opera Sentiero: una strada che conduce alla linea d’orizzonte, oltre la quale rimane il dubbio; si tratta dunque di un altro quadro ricco di simbolismi, rimandi e messaggi.

        Decisamente tutti questi imput cerebrali, ed altri aggiunti convergono in Fede (il titolo suggerisce tutta una serie di complessi rimandi), l’opera che più rappresenta i vari punti cari all’artista: dal senso di vitalità e continuità esistenziale (gli alberi dal fusto lungo ubicati nel quadro), all’archeologia determinata dalle mura della Cattedrale di Trapani, allo stesso concetto di fede rappresentato dall’àncora raffigurata al centro del quadro, fino al “bagno di luce” che imprigiona l’atmosfera generale.

        L’opera pittoricamente più interessante e che meglio sancisce le peculiarità espressive di Riccardo Messina è Tempo, lavoro che raccoglie in sé tutti i punti cari all’artista, in cui le colonne dipinte, rovine di un antico tempio, assolvono diverse funzioni interpretative: questo quadro ripercorre e riassume il lavoro dell’artista; il ritrovato focus-on fotografico si amalgama alla sperimentazione coloristica, l’architettura si mescola alla radiosità mediterranea, la fede alla grandezza dell’opera umana, la vita allo scorrere del tempo, il tutto in una sicurezza stilistica e rappresentativa di una pittura che guarda “oltre la pittura”.

Dario Salani